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Violenza di genere: l’Italia un passo indietro?

Quando abbiamo pensato il progetto di MIA, Maria Assunta Sarlo, giornalista e fondatrice del movimento Usciamo dal Silenzio, ci ha subito espresso la sua entusiastica adesione segnalandoci però che occorreva anche “dare un po’ di spazio e visibilità al cammino e ai problemi dei diritti delle donne”.

Così è cominciata la nostra riflessione su alcuni temi d’attualità: la violenza sulle donne. Assunta ci ha chiesto di cominciare proprio da un suo intervento su Repubblica TV di qualche settimana fa dove tutta l’attenzione dei giornalisti italiani presenti al dibattito si concentrava sul tema “caccia ai rumeni violentatori”.

Assunta, faticosamente, cercava di spiegare che la violenza subita dalle donne è, principalmente, violenza all’interno del nucleo familiare. Le statistiche italiane citate dell’ISTAT lo dicono chiaramente: il 69,7% delle violenze è commessa dal partner ed il problema in Italia è che il 95% delle donne non denuncia il fatto.

Leggo in un portale argentino dedicato alle donne “la violenza di genere non conosce nazionalità o culture”. Se questa è una certezza acquisita in certi paesi, l’Italia resta sempre un passo indietro.  In Argentina la violenza sulle donne riguarda il contesto familiare. Manca una base dati unica ma gli osservatori ad oggi funzionanti indicano che tra l’80 ed il 90% dei casi di violenza dipendono dal coniuge, convivente o ex.

Il problema è grave, nel 2008 sono 207 le donne uccise nel paese, contro i 73 casi spagnoli di “femminicidio”.  Alcuni quotidiani argentini, a volte, parlano di “delitti passionali” ma il problema è sintomatico di un contesto altamente violento e discriminatorio. A me pare però che, da questa parte dell’oceano, nella maggioranza dei casi, il problema si guarda dritto in faccia: ecco dunque che i temi in dibattito non si riducono alla nazionalità dell’aggressore!

Solo alcuni dei molti temi che si discutono quaggiù riguardo alla violenza di genere:

  • disparità di accesso e trattamento professionale: 30% è infatti la differenza salariale tra uomini e donne a partità di impiego;
  • certezza della pena per il maschio violento, che sia riconosciuto colpevole e che possa scontare la pena;
  • il diritto alla legittima difesa: molti i casi di donne giudicate colpevoli di aver ucciso il compagno, anche se a seguito di numerosi e reiterati attivi di violenza e aggressione;
  • trattamenti psicologici resi obbligatori dalla legge per maschi violenti condannati: per seguire un percorso terapeutico completo e privo dell’attuale rischio di “abbandono” da parte del maschio, serve ammettere il problema e applicare tecniche funzionali alla gestione dell’aggressività ma, soprattutto, serve l’obbligatorietà della frequenza imposta per legge.

Insomma Assunta, nonostante gli interessanti contributi al dibattito pubblicati su Usciamo dal Silenzio, puntuali e professionali, posso dirti che trovo il dibattito argentino sul tema molto più focalizzato sui reali problemi di violenza rispetto alle chiacchiere e ai titoli di giornale che vi tocca sorbirvi in Italia?

Discussion

One comment for “Violenza di genere: l’Italia un passo indietro?”

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  1. l’impressione è corretta, l’Italia è un passo indietro, per una scelta politica precisa di non guardare dentro alle relazioni familiari, ma invece di “etnicizzare” la violenza sessuale, per giustificare politiche contro gli immigrati come le ronde di cittadini appena approvate dal nostro parlamento. C’è grande demagogia e una buona dose di razzismo. Quanto alle cose che dici rispetto all’Argentina noto sole due cose: la legittima difesa può e deve valere come attenuante, ma resta – e ci mancherebbe, avremmo una giustizia fai-da-te – l’omicidio che ovviamente va punito. In quanto al trattamento del sex offender, in Italia c’è un esempio nel carcere milanese di Bollate dove i detenuti per questi reati seguono un trattamento terapeutico. Ho intervistato uno degli psichiatri e anche secondo lui bisognerebbe aprire un dibattito sull’obbligatorietà di queste terapie.

    Posted by assunta sarlo | March 12, 2009, 11:45 am

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